“Radici lucane, il secondo romanzo di Patrizia Bianco” su Basilicata24

La storia ripercorre il viaggio della giovane Teodora in Lucania e le vicende di una famiglia patriarcale nell’arco di tre generazioni a partire dagli anni ’30. È un ritorno “necessario” per svelare il mistero che avvolge l’infanzia dell’anziana madre nel tentativo di contrapporlo all’oblio verso cui la malattia la sta trascinando. Alla distanza nello spazio si sovrappone un salto temporale e il viaggio si fa “esperienza”. È così che il lettore ripercorre attraverso i ricordi la quotidianità degli anni della guerra e la difficile ripartenza. Alle soglie degli anni ’60 la famiglia si affaccia impreparata, la civiltà contadina ha le ore contate. La calamita del boom industriale porta a compimento l’epocale esodo di massa e più niente sarà com’era.

L’intreccio narrativo capta l’attenzione del lettore sulla vitalità dei personaggi e lascia sullo sfondo l’immobilità dell’ambiente rupestre selvaggio e inospitale. La città di Matera immersa nella sua storia è l’immagine speculare del suo passato remoto, sempre uguale a se stessa, indifferente al trascorrere del tempo. Rivivono in tale contesto gli elementi con i quali la civiltà contadina è stata da sempre descritta e sui quali la stessa questione meridionale è stata codificata. Eppure nella narrazione non c’è traccia dell’assiomatico rapporto fra l’ineluttabilità del destino degli uomini e quello della loro terra. Lo sfondo cristallizzato delle vicende resta una struggente quinta teatrale su cui ciascun personaggio vive la propria vicenda.

Il libero arbitrio resta anche in questa terra universale e insopprimibile protagonista della natura umana rafforzato a tratti da un atavico spirito ribelle.

Lottare non è una scelta è un imperativo, unico antidoto contro le avversità. Scardinare l’ordine sociale, gli equilibri familiari, la quotidianità è la via obbligata per seguire, nel bene e nel male, le aspirazioni di ciascuno, la sola via possibile per l’affermazione della propria identità.

È di certo l’amore declinato in molteplici forme che tiene le fila di questa storia: l’amore che va oltre i legami di sangue, l’amore fraterno distrutto dall’odio e poi ricostruito, quello che sfida gli anni e si fa cura, l’amore che affranca discriminazione e malattia.

I personaggi, con la loro personalità complessa e reattiva mettono in luce sofferenza e riscatto, amore e rimorso, sacrificio e fierezza. Si muovono in un tessuto sociale palpitante in cui le donne, i vicini, gli amici mostrano una sfaccettatura dell’animo umano componendo, nel loro insieme, un affresco corale e struggente testimonianza dell’eutanasia di una civiltà che ha le ore contate e che, nell’arco di poche generazioni, finirà per scomparire.


Qui sopra alcuni stralci dell’articolo dedicato il primo dicembre 2020 al romanzo di Patrizia Bianco, “Radici Lucane“, dalla redazione di Basilicata24.

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