Sandro Corapi: “All’Inter è mancata la serenità mentale, serve una diversa gestione delle emozioni”

Una vittoria non arriva mai per caso, è frutto di un lavoro basato sulla corretta comunicazione tra l’allenatore e la squadra, sulla capacità di agire sulle giuste leve motivazionali, sulla corretta gestione delle emozioni. Passaggi obbligati per avere la fluidità mentale, condizione necessaria per affrontare ogni sfida al massimo delle proprie performance. Tutto questo è mancato all’Inter nella sfida casalinga di ieri sera contro il Real Madrid, reduce da una sconfitta che probabilmente ne pregiudica la qualificazione in Champions League. Abbiamo chiesto a Sandro Corapimental coach di importanti società di calcio (nel 2013 ha vinto la Coppa Italia con la S.S. Lazio di Pektovic), ideatore dell’app Menthal Calcio nonché autore del libro “Nella testa del campione” (Santelli Editore), un parere sulla deludente prestazione dell’Inter in qualità di esperto di tecniche motivazionali e di ottimizzazione delle performance.

Sandro Corapi, mental coach

Il calcio attuale ha più che mai bisogno di una figura come il mental coach – sostiene Sandro Corapi, autore di “ Nella testa del campione” – Le squadre sono sottoposte a ritmi sempre più vertiginosi, non c’è tempo di lavorare sulle criticità che inibiscono performance ottimali” La conseguenza è il vuoto comunicativo tra allenatori e squadra, tra allenatori e società che genera incomprensioni e traumi sportivi a volte irreversibili. “Il mental coach lavora sia sulla prestazione del singolo, sia sull’armonia della squadra. E’ l’anello di congiunzione tra l’allenatore e la squadra, colui che riapre un dialogo spezzato. Scardina gli elementi depotenzianti a livello conscio e, soprattutto, inconscio che bloccano un giocatorecosì che possa dare il massimoAllo stesso tempo azzera le differenze tra chi gioca e chi non gioca in modo che tutti si sentano importanti”

Gestione delle emozioni, le tensioni dell’ambiente si riflettono sulla squadra

Leadership, comunicatività e gestione delle emozioni. Spesso note dolenti per molti allenatori. “Antonio Conte è un tecnico preparato, profondo conoscitore di calcio. Ma, come altri allenatori, dovrebbe prestare più attenzione alla comunicazione. La gestione delle emozioni, poi, è uno dei fattori più importanti in assoluto. Se manca, l’inevitabile conseguenza è che la squadra scende in campo contratta. Evidentemente la prestazione di ieri sera dell’Inter è conseguenza di stress e tensioni a livello ambientale. Tensioni che potrebbero arrivare da chiunque nell’ambiente non si ponga in maniera positiva e propositiva”

Analisi lucida della condizione ambientale, il supporto del mental coach

Elementi che, se non affrontati con adeguatezza, si traducono in energia negativa che, una volta liberata, contrae non solo a livello mentale ma anche muscolare. E’ in tale situazione che il mental coach dà il suo contributo, da figura esterna è in grado di fare una analisi lucida, spietata ma allo stesso tempo necessaria della condizione ambientale. Per andare ad intervenire sulle cause di performance negative”

Autostima, fondamentali i segnali che provengono dall’esterno

Un chiaro riferimento al caso Eriksen. Nella disfatta di ieri sera contro il Real Madrid, il tecnico dell’Inter lo ha mandato in campo a 4’ dalla fine a risultato già compromesso. “Metterlo in campo a pochi ultimi minuti dalla fine di una partita irrimediabilmente persa, non agevola certo l’autostima del giocatore. Un giocatore ha convinzione in se stesso, se non è abbastanza forte da autostimolarsi, se dall’ambiente esterno arrivano segnali che gli infondono fiducia. In questo caso, il primo a farlo dovrebbe essere proprio l’allenatore. Solo così può dare tutto quanto nelle sue possibilità. Ma se l’autostima viene a mancare, la paura di sbagliare prende il sopravvento e il giocatore stecca la partita


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