“Il virus delle verità”: il libro che fa luce su quanto è oscuro

Novembre 2020. “Il virus delle verità” di Antonio G. D’Errico (Santelli editore, 2020) è ora disponibile online e in tutte le librerie.

La pandemia da Coronavirus è stato un dolore inferto alle società del mondo intero, da quelle più avanzate alle più depresse. Ha messo in crisi le certezze di sempre e non sono mancate le notizie contrastanti, i dubbi, le negazioni, fino alle ribellioni degli ultimi giorni.  In questo anno lungo e grave le coscienze sono state messe a dura prova. Si sono cercate risposte dagli esperti, dalle autorità del Comitato Tecnico Scientifico, dai direttori di enti ospedalieri, da tecnici di ogni genere.

Il testo si apre con una introduzione dell’autore:

“L’insorgenza dell’epidemia covid 19 è stata simile a un vento passeggero che mutando intensità ha toccato l’animo delle persone. Come tutte le novità che non rassicurano si è cercata una sicurezza nell’idea che nulla potesse turbare il nostro stile di vita, neanche un virus sconosciuto che sarebbe passato come tutti gli altri senza lasciare nessun segno del suo passaggio. Come avevamo già visto per i virus dell’aviaria e della Sars, anche quest’altro virus avrebbe dovuto avere un luogo assegnato e da lì non si sarebbe mosso. E allo stesso modo di altre epidemie si sarebbe parlato per qualche settimana alla televisione e sui giornali e poi tutto sarebbe stato dimenticato. Ma a poco a poco, giorno dopo giorno, in ognuno ha cominciato a prendere sempre più evidenza la sensazione che niente sarebbe finito così presto”.

Segue la testimonianza del professor Luciano Gattinoni, che l’autore ha intervistato nella sua casa milanese. Un dialogo di grande interesse scientifico oltre che letterario. Il luminare della terapia intensiva parla di fatti, di dati, del numero e della formazione del personale che dovrebbe operare in un reparto di terapia intensiva in quanto tale:

“Parlo sostanzialmente dell’Europa, di terapie intensive i cui moduli sono attorno ai dodici letti; e possono esserci strutture con due o tre moduli ravvicinati, comunicanti, con dodici letti per ciascun modulo. Tenendo conto che ogni letto ha bisogno per gli spazi, che siano gestibili per i vari macchinari, i monitoraggi, di circa venti metri quadrati; per dieci letti ci vogliono duecento metri quadrati. […] Il rapporto tra personale infermieristico, oltre alle persone delle pulizie, di sanificazione generale, in certi Paesi o in certe situazioni, in terapia intensiva è di uno a uno: un infermiere per un letto. Ci sono realtà – ancora buone – in cui si può trovare anche un rapporto di uno a due: un infermiere ogni due letti. Piuttosto al limite, in media, è il rapporto uno a tre. Se prendiamo un rapporto di media pari a un infermiere ogni due letti, per avere fisicamente presente in un posto un infermiere ventiquattr’ore su ventiquattro, per trecentosessantacinque giorni, devo avere a disposizione sette infermieri. Per dieci letti, in terapia intensiva, devo moltiplicare quel numero per cinque: diventano trentacinque infermieri. Il numero di medici, invece, per cinque letti, nelle ventiquattro ore, è tra cinque e sei. Per dieci letti, il numero dei medici sale a dieci o dodici. Pur facendo tutte le moltiplicazioni che si voglia, si può facilmente far derivare quali sono gli spazi, le competenze, i numeri di infermieri e medici necessari”.

L’autore fa seguire a questo incontro, la narrazione del suo incontro con il Professor Pregliasco, il quale dà una serie di indicazioni sulle variabilità genetiche dei virus respiratori:

“Sicuramente per il futuro, che non sarà immediato, bisognerà auspicarsi che si selezionerà una variante più benevola del virus e il coronavirus sarà un altro dei 263 virus respiratori circolanti”.  

E fa previsioni sull’autunno, visto che l’intervista si realizza d’estate:

“Le seconde ondate appartengono alla storia di precedenti pandemie […] La potenzialità di un ritorno c’è. La seconda ondata che ci fu nelle pandemie in cui non eravamo pronti potrebbe essere il risultato del non funzionamento di alcuni aspetti fondamentali: di quello che si sta attuando adesso, cioè di individuare i casi in modo proattivo, i focolai che ci sono e ci saranno, previsti, naturali. I focolai ci sono per tre motivi; situazioni sociali degradate che facilitano la diffusione della malattia, attività lavorative a rischio, come macelli e spedizionieri, infine, poiché c’è una situazione diversa rispetto a prima, gli arrivi di chi rientra nel proprio Paese”. 

Ma D’Errico, col suo stile chiaro e profondo, indaga anche altri aspetti della nostra pandemia, e allo stesso modo questa volta lo fa con persone esperte e informate sui fatti che hanno testimoniato su decisioni che sono oggetto di indagine nelle procure. L’autore ha intervistato il rappresentante dei Cobas della Lombardia, Riccardo Germani, operatore sanitario, e l’avvocato Vincenzo Barbarisi che hanno criticato le scelte della Regione riguardo all’ospedale Fiera e altre azioni intraprese non proprio di grande saggezza:

“Se una persona ammalata viene ricoverata in Fiera e nel corso del periodo di osservazione intervengono complicazioni di tipo neurologico, nefrologico, urologico o di altra natura, si avrebbe la necessità di dovere spostare in altre strutture ospedaliere un paziente del genere, infetto, che rappresenta certamente un rischio per altri ammalati, per delle persone già debilitate e compromesse nel loro stato di salute. A una valutazione di questo tipo si è unita anche l’altra per la quale, in piena emergenza covid, in assenza di posti letto negli ospedali, gli ammalati morivano direttamente in casa o nei corridoi di ospedali intasati. Allora, perché non rimettere in opera altre strutture perfettamente utilizzabili come l’ex Ospedale Civile di Legnano più che volerne costruire una nuova?”. 

Di diverso respiro è la testimonianza del dottor Gianluigi Spata, Presidente dell’Odine dei medici di Como, colpito dal contagio. La scrittura si fa tesa, vera, le parole scelte esprimono tutta la gravità di un’esperienza vissuta da un medico nei panni del paziente ricoverato in un reparto di ospedale adibito a reparto covid:

“Avevo un quadro radiologico di polmonite bilaterale interstiziale. Mi sono spaventato guardando i dischetti, che ho visto solo da poco, perché me li hanno fatti vedere adesso. Non avevo tosse, avevo la febbre e poi è intervenuta una desaturazione di ossigeno. Ho cercato di curarmi a casa, da solo, per sette giorni. Alla fine, non ce l’ho fatta e sono stato ricoverato. Sono entrato in ospedale l’otto marzo e sono uscito il trenta”.  

Il volume Il virus delle verità è un viaggio intenso che è insieme testimonianza diretta della sofferenza e rivelazione di verità tragiche che non trovano una vera e propria spiegazione. A un certo punto la narrazione si sposta nelle Marche, a Civitanova, dove l’autore incontra una pletora di avvocati, politici e dirigenti che hanno fatto cerchio intorno all’ex sindaco di Civitanova, Ivo Costamagna, costituendo il Comitato No Covid Hospital della cittadina in provincia di Macerata. La narrazione ripropone situazioni che si replicano, con fatti e personaggi che si muovono con disinvoltura in ambiente covid. 

Il virus delle verità è un libro che si discosta da tutte quelle pubblicazioni opportunistiche che sono uscite sul tema. I personaggi, i fatti descritti, la volontà di fare luce su quanto è oscuro, oscurità che accompagna spesso le tragedie, rendono merito del lavoro svolto da questo autore che ha dato temporalità a fatti e vicende che sarebbero state cancellate per sempre dal tempo che scorre inesorabilmente.  

Dall’articolo: https://www.affaritaliani.it/coronavirus/il-virus-delle-verita-702319.html?refresh_ce


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SCHEDA DEL LIBRO

GenereSaggistica
CollanaAgorà
EditoreSantelli
Data uscita5/11/2020
ISBN97888-9292-0286
Pagine122
Formato14 x 21, brossura
LinguaItaliano

CONTENUTI DEL LIBRO

Il libro affronta tutte le problematiche che hanno segnato l’esplosione della pandemia da covid 19, che ha colto di sorpresa il nostro sistema sanitario, riuscendo a conquistare un’attenzione mediatica senza precedenti. Testimonianze come quella del Prof. Luciano Gattinoni, di fama internazionale, e dell’infettivologo Fabrizio Ernesto Pregliasco, Direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, ci aiutano a comprendere la struttura e le caratteristiche di questo virus prima sconosciuto. Vengono quindi ascoltati i Cobas della Sanità della Lombardia, che ci hanno dettagliato le motivazioni del loro esposto presentato in procura, anche attraverso le parole di Vincenzo Barbarisi, autore dell’esposto. C’è quindi la testimonianza del dottor Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como e della Federazione Regionale degli Ordini della Lombardia, che ha vissuto personalmente il dramma del contagio. Infine c’è la testimonianza del professor Paolo Antonio Ascierto, che ha ipotizzato e proposto per primo una terapia da covid 19 attraverso il tocilizumab. Emergono così spunti critici e assunti scientifici, in un libro che apre la vista su aspetti inediti di una pandemia che ha richiesto un cambiamento consapevole dei comportamenti di massa in ambito di igiene e prevenzione sanitaria.

L’AUTORE

ANTONIO G. D’ERRICO, biologo, poeta e scrittore. Ha conseguito la laurea presso l’Università Statale di Milano, con una tesi sperimentale sulla caratterizzazione biochimica dell’enzima Glucosio-6-Fosfato-Deidrogenasi in soggetti portatori dell’anemia emolitica. Ha svolto attività di ricerca e si è interessato di immunoistochimica presso il laboratorio di Anatomia patologica dell’ospedale di Rho. Successivamente si è dedicato all’insegnamento, attualmente insegna scienze naturali presso il Liceo Classico Carducci di Milano. Candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ha vinto per ben due volte il Premio Grinzane Pavese, nel 1998 e nel 2000. Ha scritto numerosi testi di argomento musicale. Nel 2011 pubblica per Rizzoli la biografia di Eugenio Finardi, Spostare l’orizzonte, scritta insieme al cantautore milanese e, nel 2015, esce presso Mondadori con la biografia di Pino Daniele.

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